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La "Zaffera" Viterbese

Nel Medioevo i ceramisti usavano immergere nella terra bianca le opere realizzate con impasto del biscotto, al fine di risparmiare il costo di produzione della ceramica. Procedevano poi alla decorazione, all'applicazione di una vetrina piombifera ed alla cottura di 930°C. I centri di produzione ceramica erano in prevalenza localizzati a Viterbo, in Toscana ed a Faenza. Un peculiare tipo di ceramica con il colore giallo nelle campiture era stato prodotto a Viterbo in epoca sveva e angioina, seppure in una tonalità cromatica gialla più scura, quasi ocra, in derivazione della ferraccia che ne dava i pigmenti di colore. Interrotto nel Trecento, tale colore riappare XV secolo, forse intorno all'inizio del secolo quarto, con una tonalità più chiara, probabilmente per la sostituzione dell'ossido di ferro con antimoniato di piombo o ossido di cromo. Solitamente la decorazione vede il colore giallo in minoranza rispetto al verde, avendo in sostanza la funzione di completare il disegno in campiture di rifinitura ravvivando l'immagine. Le forme di questa prima scuola sono in prevalenza aperte, del tipo piatti con tesa media e cavetto concavo e chiuse, abbastanza comuni anche nel repertorio di altre scuole. I motivi decorativi rimangono gli stessi, ma la gamma si restringe in genere a iconografie più elaborate con raffigurazioni antropomorfe, zoomorfe e vegetali. Una prima novità in senso cronologico vede i primi esempi ceramici con campiture all'ossido di cobalto, che hanno le stesse forme delle ceramiche decorate in bruno e verde. E' una scuola che sostituisce l'azzurro in tonalità spenta e diluita (grigio celeste, grigio azzurro) al verde ramina nel riempimento del disegno, che rimane di colore bruno: mente le tipologie delle forme e il repertorio iconografico in primo momento non subiscono variazioni, la differenza rispetto alle ceramiche precedenti o coeve coste nella varante cromatica dell'azzurro. Una pregevole originale evoluzione, innescata anche dagli scambi tra il territorio viterbese e quello fiorentino (documentata storicamente è l'opera del vasaio viterbese Antonio di Branca, che lavorò in Firenze sino al 1429), si manifesta con un nuovo tipo di maiolica a disegno in bruno e campiture in azzurro a rilievo, definito "zaffera a rilievo", che ha inizio dal 1425 e si protrae fino alla metà del secolo. Caratteristica tecnologica innovativa di questo tipo di ceramica sono le campiture in azzurro scuro, molto carico di colore, in rilievo al tatto, mentre il disegno rimane in bruno manganese, così come non subisce particolari cambiamenti il repertorio iconografico, che rimane incentrato su particolari decorativi di figure umane, pesci e ancor di più uccelli, tanto da far ipotizzare l'esistenza di uno stesso maestro o bottega che abbia eseguito ceramiche nei vari tipi, come si è riscontrato dallo scarto della fornace di S. Nicolò delle Vascelle.
La "Zaffera" ha inizio nel 1425 e si protrae fino alla metà del secolo.
A seguito di una approfondita ricerca, vengono attualmente riproposte opere realizzate dai maestri vasai della Tuscia con questa antica tecnica.

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